Digressione

E così, dopo la lunga era selvatica, eccoci nell’era della civilizzazione: è questa in verità l’era della decadenza, giunta quasi al termine, sempre più vicina all’ormai inevitabile collasso.

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Digressione

Abbiamo sottoposto tutti gli animali alla nostra mercè. Li abbiamo imprigionati, resi schiavi, assoggettati ad ogni nostro capriccio. Da liberi che erano, sono ora sotto il nostro dominio di tiranni. Ma non contenti di un tal potere, lo stesso abbiamo fatto pure con l’animale che è in noi. Non più libero, prigioniero com’è di noi stessi, schiavo delle nostre stesse catene. Soggiogato, oramai irrimediabilmente, dall’uomo cosiddetto “civilizzato”.

Digressione

Accade talvolta che qualcuno o qualcuna, nel suo quotidiano vivere una vita ciecamente specista, si addolori per la sorte degli animali, magari di fronte ad un’immagine che mostra uno dei tanti infernali mondi vissuti dagli animali dominati e sottomessi. Ma si tratta di un’afflizione effimera, che svanisce tanto presto così come è sorta. Di lì a poco l’immagine appena vista si dissolve nel tumulto della mente, presa dal frenetico susseguirsi di una vita vuota. Questi sono ciò che io chiamo “soprassalti di coscienza”, questi improvvisi, inaspettati, risvegli della coscienza, che per un attimo apre gli occhi, sgomenta, dinanzi all’incommensurabile tragedia degli animali, per poi tornare, nuovamente, a giacere obnubilata, indifferente a tutto ciò.

Citazione

Su quali basi l’uomo ha fondato quei grandi privilegi che pensa di avere sulle altre creature? … È possibile immaginare qualcosa di tanto ridicolo quanto che questa miserabile e meschina creatura, che non è neppure padrona di se stessa, esposta alle ingiurie di tutte le cose, si dica padrona e signora dell’universo? … La presunzione è la nostra malattia naturale e originaria. La più calamitosa e fragile di tutte le creature è l’uomo, e al tempo stesso la più orgogliosa. … È per vanità che egli si uguaglia a Dio, che si attribuisce le prerogative divine, che trasceglie e separa se stesso dalla folla delle altre creature, fa le parti agli animali suoi fratelli e compagni, e distribuisce loro quella porzione di facoltà e di forze che gli piace. Ma come può egli conoscere per mezzo dell’intelligenza i moti interni e segreti degli animali? … Quando gioco con la mia gatta, chi sa se lei non fa di me il suo passatempo più che io di lei? … Noi non li comprendiamo più di quanto essi comprendano noi.

Del resto, quale delle nostre facoltà non troviamo nelle opere degli animali? … Le rondini che vediamo al ritorno della primavera frugare tutti gli angoli delle nostre case, cercano forse senza giudizio e scelgono senza discernimento, fra mille posti, quello che è loro più comodo per alloggiarvi? … Perché attribuiamo a non so quale inclinazione naturale, e bassa, le opere che superano tutto quello che noi possiamo per natura e per arte? … Non c’è ragione di ritenere ciò. Da effetti simili dobbiamo indurre facoltà simili, e riconoscere di conseguenza che quello stesso raziocinio, quello stesso ordine che noi seguiamo nell’agire è anche quello degli animali.

Noi non siamo né al di sopra né al di sotto del resto. … C’è qualche differenza, ci sono ordini e gradi; ma sotto la forma di una stessa natura. … E se vogliamo trarre qualche superiorità dal fatto stesso che è in nostro potere prendere le bestie, servircene e adoperarle a nostra volontà, non si tratta che di quella stessa superiorità che abbiamo gli uni sugli altri. Allo stesso modo abbiamo i nostri schiavi.

Tutto quello che ci sembra strano, lo condanniamo, e così tutto quello che non comprendiamo: come ci accade nel giudizio che diamo delle bestie.

Michel de Montaigne, Essays