Citazione

Su quali basi l’uomo ha fondato quei grandi privilegi che pensa di avere sulle altre creature? … È possibile immaginare qualcosa di tanto ridicolo quanto che questa miserabile e meschina creatura, che non è neppure padrona di se stessa, esposta alle ingiurie di tutte le cose, si dica padrona e signora dell’universo? … La presunzione è la nostra malattia naturale e originaria. La più calamitosa e fragile di tutte le creature è l’uomo, e al tempo stesso la più orgogliosa. … È per vanità che egli si uguaglia a Dio, che si attribuisce le prerogative divine, che trasceglie e separa se stesso dalla folla delle altre creature, fa le parti agli animali suoi fratelli e compagni, e distribuisce loro quella porzione di facoltà e di forze che gli piace. Ma come può egli conoscere per mezzo dell’intelligenza i moti interni e segreti degli animali? … Quando gioco con la mia gatta, chi sa se lei non fa di me il suo passatempo più che io di lei? … Noi non li comprendiamo più di quanto essi comprendano noi.

Del resto, quale delle nostre facoltà non troviamo nelle opere degli animali? … Le rondini che vediamo al ritorno della primavera frugare tutti gli angoli delle nostre case, cercano forse senza giudizio e scelgono senza discernimento, fra mille posti, quello che è loro più comodo per alloggiarvi? … Perché attribuiamo a non so quale inclinazione naturale, e bassa, le opere che superano tutto quello che noi possiamo per natura e per arte? … Non c’è ragione di ritenere ciò. Da effetti simili dobbiamo indurre facoltà simili, e riconoscere di conseguenza che quello stesso raziocinio, quello stesso ordine che noi seguiamo nell’agire è anche quello degli animali.

Noi non siamo né al di sopra né al di sotto del resto. … C’è qualche differenza, ci sono ordini e gradi; ma sotto la forma di una stessa natura. … E se vogliamo trarre qualche superiorità dal fatto stesso che è in nostro potere prendere le bestie, servircene e adoperarle a nostra volontà, non si tratta che di quella stessa superiorità che abbiamo gli uni sugli altri. Allo stesso modo abbiamo i nostri schiavi.

Tutto quello che ci sembra strano, lo condanniamo, e così tutto quello che non comprendiamo: come ci accade nel giudizio che diamo delle bestie.

Michel de Montaigne, Essays

Citazione

Io mi domando con stupore in quale circostanza e con quale disposizione spirituale l’uomo toccò per la prima volta con la bocca il sangue e sfiorò con le labbra la carne di un animale morto; e imbandendo mense di corpi morti e corrotti, diede altresì il nome di manicaretti e di delicatezze a quelle membra che poco prima muggivano e gridavano, si muovevano e vivevano. Come potè la vista tollerare il sangue di creature sgozzate, scorticate, smembrate, come riuscì l’olfatto a sopportarne il fetore? Come mai quella lordura non stornò il senso del gusto, che veniva a contatto con le piaghe di altre creature e che sorbiva umori e sieri essudati da ferite mortali?

È veramente mostruoso che un individuo abbia fame di esseri che ancora muggiscono, insegnando di quali animali ci si debba nutrire, mentre questi sono ancora in vita ed emettono la propria voce, e stabilendo determinati modi di condire, cuocere e imbandire le loro carni.

Quante piante nascono per voi, quanti frutti vengono raccolti: quanta ricchezza potete mietere dai campi, quanti prodotti gustosi cogliere dagli alberi! … Ma voi, uomini d’oggi, da quale follia e da quale assillo siete spronati ad aver sete di sangue, voi che disponete del necessario con una tale sovrabbondanza? Perchè calunniate la terra, come se non fosse in grado di nutrirvi? … Non vi vergognate di mischiare i frutti coltivati al sangue delle uccisioni? Dite che sono brutali i serpenti, le pantere e i leoni, mentre voi stessi uccidete altre vite senza cedere affatto a tali animali quanto a crudeltà. Ma per loro il sangue è un cibo vitale, invece per voi è semplicemente una delizia del gusto.

Nulla turba il nostro senso del pudore [di fronte ai nostri banchetti di animali uccisi], non il fiorente aspetto di queste creature sventurate, non il fascino della loro mente, nè la purezza del loro modo di vivere e la loro straordinaria intelligenza. Invece, per un minuscolo pezzo di carne priviamo un essere vivente della luce del sole e del corso dell’esistenza, per cui esso è nato ed è stato generato. Per di più, crediamo che i suoni e le strida che gli animali emettono siano voci inarticolate, e non piuttosto preghiere, suppliche e richieste di giustizia.

È senz’altro assurda la convinzione di quanti affermano che l’uso di mangiare la carne abbia un’origine naturale. … Se però sei convinto di essere naturalmente predisposto a tale alimentazione, prova anzitutto a uccidere tu stesso l’animale che vuoi mangiare. Ma ammazzalo tu in persona, con le tue mani, senza ricorrere a un coltello, a un bastone o a una scure. Fa’ come i lupi, gli orsi e i leoni, che ammazzano da sè quanto mangiano: uccidi un bue a morsi o un porco con la bocca, oppure dilania un agnello o una lepre, e divorali dopo averli aggrediti mentre sono ancora vivi, come fanno le bestie. Ma se aspetti che il tuo cibo sia morto e se la vita presente in quelle creature ti fa vergognare di goderne la carne, perchè continui a mangiare contro natura gli esseri dotati di vita?

Eppure, neanche quando l’animale è morto lo si potrebbe mangiare così come si trova, ma si lessa, si arrostisce, si modifica la sua carne per mezzo del fuoco e delle spezie, alterando, trasformando e mitigando con innumerevoli condimenti il sapore del sangue, affinchè il senso del gusto, tratto in inganno, possa accettare quanto gli è estraneo. … Viviamo così mollemente sprofondati nella nostra sete di sangue da chiamare la carne una prelibatezza; ma poi abbiamo bisogno di intingoli prelibati per la carne stessa, mescolando olio, vino, miele, garo e aceto a spezie siriane e arabiche, come se preparassimo effettivamente un cadavere per la sepoltura.

Plutarco, Del mangiare carne

Citazione

La vostra indignazione all’idea degli animali torturati e uccisi per soddisfare l’avidità umana non è sentimentalismo, bensì un sentimento fra i più leciti e naturali, [e] bisogna agire in conformità di ciò a cui
 vi spinge questo sentimento, cioè non mangiare carne di qualsiasi essere a cui sia stata tolta la vita. Sono convinto che nel prossimo secolo la gente racconterà
 con orrore e ascolterà con dubbio come i loro antenati ammazzavano gli animali per mangiarli. … Forse vi domanderete, oppure vi verrà detto: «Se non bisogna uccidere i polli e i montoni, perché allora sterminare i topi, gli scarafaggi, eccetera?». A ciò rispondo sempre che la compassione per gli animali è la più preziosa qualità dell’uomo e io, come uomo, sono tanto più felice quanto più la sviluppo in me. Sono contento di aver cominciato a
 compatire i polli, i montoni, i conigli, e né li mangio né li desidero, sono contento di compatire i topi, e li lascio scappare, invece di ammazzarli, e sarò contento quando compatirò le zanzare e le pulci.

Lev Nikolaevic Tolstoj (in una lettera a Elena Andreevna)

Citazione

Stazione di Ancona. Sera di sabato. Viaggio verso Assisi. La stazione è morta. Sotto la vasta tettoia nera i lumi sono semispenti. Le fiammelle vacillano fioche in cima ai becchi, nei fanali. I carri fermi su le rotaie sembrano feretri fasciati di gramaglie. I bovi, prigionieri invisibili, mugghiano di continuo rispondendosi, come nel chiuso d’un macello quando attendono il maglio o il taglio. … Scorgo pel lato aperto della tettoia una collina sparsa di lumi, San Ciriaco alto nell’azzurro palpitante, le sette stelle dell’Orsa. E il mugghio lamentevole dei buoi prigionieri empie l’oscurità deserta, evocando l’ammazzatoio, il tonfo della stramazzata, la pozza di sangue fùmido. … Tendo l’orecchio. Dalla parte della collina serena, ecco giungere un suono di chitarre e di mandolini. Vi sono dunque piaceri, sogni, amori pel mondo? Il cielo palpita entro l’arco buio e brutale della tettoia che sembra una fauce pronta a stritolare le stelle. E i buoi mugghiano senza tregua, pieni di nero sangue, verso la morte inevitabile.

Gabriele D’Annunzio