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Citazione

Oggi ogni medicastro si crede autorizzato a effettuare, nella sua stanza delle torture, gli atti più crudeli nei confronti delle bestie, a infliggere le torture più crudeli ad animali innocenti, spesso in numero enorme, per risolvere problemi puramente teorici e non di rado assai futili. Per l’utilità della scienza, n’est-ce pus [non è vero]? Ma è mai possibile che simili studiosi non si sveglino mai di soprassalto nel sonno?

Anche tenere gli uccelli in gabbia è una nociva e stupida crudeltà! L’uomo imprigiona in un metro cubo d’aria l’uccello, che è organizzato per spaziare nella metà del mondo; qui rinchiuso, esso, lentamente, muore, languendo e cantando, poiché: l’uccello nella gabbia canta non di piacere, ma di rabbia. E tutto ciò per pascersi delle loro strida! Non solo, ma l’uomo mette alla catena anche il suo amico più fedele, il cane! Non mi capita mai di vederne uno senza provare grandissima compassione per il cane e profonda indignazione per il suo padrone! Questi maltrattamenti degli animali dovrebbero essere proibiti per legge!

In un passo della Bibbia si dice: «Il giusto ha pietà del proprio bestiame». Pietà? Che razza di espressione! Si ha pietà di un peccatore, di un malfattore, ma non di un innocente e fedele animale, che spesso procura il pane al suo padrone e non riceve che misero foraggio. Non già pietà, ma giustizia si deve all’animale.

È giunta l’ora di rispettare in quanto tale l’eterna essenza, che, come in noi, vive anche in tutti gli animali. Bisogna essere ciechi in tutti i sensi per non riconoscere che l’animale, nelle cose essenziali e principali, è assolutamente come noi, e che la differenza sta soltando nelle cose accidentali, nell’intelletto, ma non nella sostanza, che è la volontà. Il mondo non è un’opera raffazzonata, né gli animali sono oggetti per nostro uso e consumo. Questa volta non soltanto la verità, ma anche la morale è dalla nostra parte.

Arthur Schopenhauer (liberamente rielaborato da scritti vari)

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Questa foto, che mostra una scimmia addestrata per un circo cinese, è davvero eloquente dell’orrore vissuto dagli animali sfruttati nei circhi. Eppure, ad uno spirito compassionevole, sarebbe sufficiente assistere ad una qualsiasi esibizione di animali in un qualsiasi circo in un qualsiasi paese, per vedere chiaramente la sofferenza, l’angoscia, il terrore, negli occhi di queste disgraziate creature prigioniere. Invece, folle di ottuse scimmie umane, annoiate da una vita vuota e insignificante, continuano ad assistere a questi spettacoli, se così li si vuol chiamare, nella completa indifferenza. Quale dimostrazione migliore dell’innata ottusità empatica dell’umano nel rapporto con gli altri animali?

Citazione

Smettetela, uomini, di profanare i vostri corpi con cibi empi! … La terra, nella sua generosità, vi propone in abbondanza blandi cibi e vi offre banchetti senza stragi e senza sangue … . Che enorme delitto è ingurgitare viscere altrui nelle proprie, far ingrassare il proprio corpo ingordo a spese di altri corpi, e vivere, noi animali, della morte di altri animali!

Pitagora (secondo Publio Ovidio Nasone, Metamorfosi)

Digressione

Si può davvero dire che sia il sistema interamente responsabile dell’oppressione animale, mentre l’individuo non è altro che una innocente pedina senza alcuna colpa? Certo, il sistema in cui l’individuo è immerso, gioca una buona parte in tutto ciò; ma, l’individuo, è sempre responsabile, perlomeno a qualche livello, delle proprie scelte.

D’altronde, se così non fosse, se tutti fossimo semplici pedine guidate dal sistema, incapaci di fare scelte autonome, vivremmo in un paradosso: perchè, allora, gli antispecisti semplicemente non potrebbero esistere, e non esisterebbero. È chiaro, invece, che, evidentemente, c’è una differenza tra gli individui di una stessa società, una differenza che va al di là del fatto che, in quanto tali, sono tutti sottoposti alla stessa influenza di uno stesso sistema; una differenza per cui, alcuni, spinti da un profondo senso di empatia, rifiutano di partecipare allo sfruttamento animale e, quindi, decidono di fare determinate scelte, mentre altri – la maggioranza – rimangono chiusi nella propria apaticità empatica e nel proprio egoismo antropocentrico, e fanno scelte di altro tipo, avallando, sostenendo e perpetuando l’oppressione degli animali.

Ad ulteriore dimostrazione di ciò, si può notare come oggi, con la divulgazione delle immagini diffuse dalle associazioni animaliste, molte persone conoscono abbastanza bene le condizioni degli animali negli allevamenti e il trattamento degli stessi negli scannatoi; eppure, nonostante ciò, decidono, consapevolmente e arbitrariamente, di consumare carni e altri prodotti dell’industria zootecnica. Chiaramente, queste persone non agiscono inconsapevolmente sotto l’influenza di un sistema manipolatore, ma, pienamente informati e posti di fronte a due possibili scelte, optano per una scelta di cui conoscono esattamente le implicazioni per gli animali. Altre persone, invece, rimangono turbate dalle immagini viste, riflettono sulla questione e, infine, decidono di cambiare le proprie abitudini alimentari.

Tutto ciò, in definitiva, dimostra che, nel determinare le scelte del singolo, più importanti del sistema sono la storia personale e le peculiarità del carattere dell’individuo. In questo senso, semmai, sarebbe più appropriato dire che l’individuo è, in una certa misura, non responsabile delle proprie scelte. Ma l’individuo rimane pur sempre l’unico soggetto responsabile di quel che accade agli animali in seguito alle sue scelte.

Inoltre, sostenere la non-responsabilità dell’individuo, richiede una fede nella credenza di una natura essenzialmente compassionevole degli esseri umani, nonostante l’evidenza del contrario quale emerge da uno sguardo alle origini e alla storia dell’umano, che ci restituiscono l’immagine di un essere sanguinario e feroce nel rapporto con gli altri animali.

Se, dopotutto, si applicasse lo stesso criterio di giudizio della non-responsabilità dell’individuo alle faccende che riguardano i rapporti umani, allora si dovrebbe desumere che anche coloro che commettono violenze contro altri umani sono, dopotutto, pedine innocenti vittime del sistema; e, quindi, si dovrebbe concludere che, ad esempio, per i reati mafiosi non c’è nessun vero responsabile da rintracciare e punire, perchè la vera colpa è da ricercare nei meccanismi del sistema. Ma nessuna società, per quanto egualitaria e libertaria, acceterebbe mai un tale stato di cose, lasciando che chiunque possa liberamente commettere violenze contro chicchessia.

Pertanto, non si vede per quale motivo, quando si parla dell’oppressione animale, si dovrebbe usare un diverso metro di paragone. Mi viene, dunque, da pensare che, forse, anche in questo caso come in altri, questa idea venga proposta affinchè, coloro che hanno rifiutato di sostenere l’oppressione animale, possano trovare più facile e meno deprimente continuare a partecipare normalmente alla vita di questa società specista: se, dopotutto, coloro che sostengono lo sfruttamento degli animali nelle varie forme, non sono altro che innocenti pedine, allora non c’è motivo per nutrire risentimenti verso di essi. Ciò permetterebbe di preservare la convinzione che viviamo in un mondo dove le persone sono fondamentalmente buone, benchè poi, disgraziatamente, vengano corrotte dal sistema: anche quel cacciatore è, in fondo, una brava persona.

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