Si può davvero dire che sia il sistema interamente responsabile dell’oppressione animale, mentre l’individuo non è altro che una innocente pedina senza alcuna colpa? Certo, il sistema in cui l’individuo è immerso, gioca una buona parte in tutto ciò; ma, l’individuo, rimane pur sempre responsabile, perlomeno a qualche livello, delle proprie scelte. D’altronde, se così non fosse, se tutti fossimo semplici pedine guidate dal sistema, incapaci di fare scelte autonome, vivremmo in un paradosso: perchè, allora, gli antispecisti semplicemente non potrebbero esistere, e non esisterebbero. È chiaro, invece, che, evidentemente, c’è una differenza tra gli individui di una stessa società, una differenza che va al di là del fatto che, in quanto tali, sono tutti sottoposti alla stessa influenza di uno stesso sistema; una differenza per cui, alcuni, spinti da un profondo senso di empatia, rifiutano di partecipare allo sfruttamento animale e, quindi, decidono di fare determinate scelte; mentre altri – la maggioranza – rimangono chiusi nella propria apaticità empatica e nel proprio egoismo antropocentrico, e fanno scelte di altro tipo, avallando, sostenendo e perpetuando l’oppressione degli animali. Ad ulteriore dimostrazione di ciò, si può notare come oggi, con la divulgazione delle immagini diffuse dalle associazioni animaliste, molte persone conoscono abbastanza bene le condizioni degli animali negli allevamenti e il trattamento degli stessi negli scannatoi; eppure, nonostante ciò, decidono, consapevolmente e arbitrariamente, di consumare carni e altri prodotti dell’industria zootecnica. Chiaramente, queste persone non agiscono inconsapevolmente sotto l’influenza di un sistema manipolatore, ma, pienamente informati e posti di fronte a due possibili scelte, optano per una scelta di cui conoscono esattamente le implicazioni per gli animali. Altre persone, invece, rimangono turbate dalle immagini viste, riflettono sulla questione e, infine, decidono di cambiare le proprie abitudini alimentari. Tutto ciò, in definitiva, dimostra che, nel determinare le scelte del singolo, più importanti del sistema sono la storia personale e le peculiarità del carattere dell’individuo. In questo senso, semmai, sarebbe più appropriato dire che l’individuo è, in una certa misura, non responsabile delle proprie scelte. Ma l’individuo rimane pur sempre l’unico soggetto responsabile di quel che accade agli animali in seguito alle sue scelte. Inoltre, sostenere la non-responsabilità dell’individuo, richiede una cieca fede nel credere in una natura essenzialmente compassionevole degli esseri umani, nonostante l’evidenza del contrario quale emerge da uno sguardo alle origini e alla storia dell’umano, che ci restituiscono, invece, l’immagine di un essere sanguinario e feroce nel rapporto con gli altri animali. Se, dopotutto, si applicasse lo stesso criterio di giudizio della non-responsabilità dell’individuo alle faccende che riguardano i rapporti umani, allora si dovrebbe desumere che anche coloro che commettono violenze contro altri umani sono, dopotutto, pedine innocenti vittime del sistema; e, quindi, si dovrebbe concludere che, ad esempio, per i reati mafiosi non c’è nessun vero responsabile da rintracciare e punire, perchè la vera colpa è da ricercare nei meccanismi del sistema. Ma nessuna società, per quanto egualitaria e libertaria, accetterebbe mai un tale stato di cose, lasciando che chiunque possa liberamente commettere violenze contro chicchessia. Pertanto, non si vede per quale motivo, quando si parla dell’oppressione animale, si dovrebbe usare un diverso metro di giudizio. Mi viene perciò da pensare che, forse, anche in questo caso come in altri, questa idea venga proposta affinchè, coloro che hanno rifiutato di sostenere l’oppressione animale, possano trovare più facile e meno deprimente continuare a partecipare normalmente alla vita di questa società specista: se, dopotutto, coloro che sostengono lo sfruttamento degli animali nelle varie forme, non sono altro che innocenti pedine, allora non c’è alcun valido motivo per nutrire risentimenti verso di essi. Ciò permetterebbe di preservare la convinzione che viviamo in un mondo dove le persone sono fondamentalmente buone, benchè poi, disgraziatamente, vengano corrotte dal sistema: anche quel cacciatore è, in fondo, una brava persona. Mi pare, invece, che sarebbe più onesto ammettere con se stessi che, chi si comporta così, è tutt’altro che una innocente pedina: si tratta, al contrario, di un attivo sostenitore dello sfruttamento animale, la cui partecipazione rende possibile l’esistenza stessa del sistema specista.

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Autore: Ludovico

antispecista disilluso

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